Filo diretto


7 luglio 2020


La Svizzera alla prova del coronavirus: alcuni buoni motivi per essere ottimisti

La Svizzera alla prova del coronavirus: alcuni buoni motivi per essere ottimisti

La pausa estiva si sta avvicinando ed è il momento di fare un primo bilancio di quest’anno particolare. Sul fronte della pandemia abbiamo vinto una prima battaglia, ma non abbiamo ancora vinto la guerra. Potremo farlo solo quando ci sarà un vaccino efficace che permetta di immunizzare la maggioranza della popolazione. Nel frattempo stiamo sviluppando nuove terapie e metodi diagnostici. I nostri ricercatori, sia nel pubblico che nel privato, lavorano senza sosta in collaborazione con la comunità scientifica internazionale. Nel mese di aprile il Consiglio federale ha lanciato il programma nazionale di ricerca PNR COVID-19 con una dotazione di 20 milioni di franchi per finanziare e coordinare le attività di ricerca. Sono convinto che prima o poi questa collaborazione internazionale darà i suoi frutti.


Dal punto di vista economico la situazione è invece più delicata. Le misure varate dal Consiglio federale hanno permesso di superare lo shock iniziale. Le indennità per lavoro ridotto, i prestiti ponte garantiti dalla Confederazione e gli aiuti erogati dall’Assicurazione per perdita di guadagno hanno rassicurato gli imprenditori. Sono contento di vedere che i datori di lavoro applicano le misure del Consiglio federale per cercare di evitare i licenziamenti e sono soddisfatto che le aziende continuino a offrire posti di tirocinio nonostante il rallentamento dell’economia. In questo modo offriamo un futuro ai nostri giovani e ci assicuriamo la manodopera di domani.


Da quando il Consiglio federale ha deciso di revocare gran parte delle misure la ripresa economica è evidente, soprattutto nel campo dei servizi. Nel settore industriale però la situazione rimane preoccupante, anche a causa di alcuni annunci come quello di Airbus, che intende tagliare 15 000 posti di lavoro in tutto il mondo, con inevitabili ripercussioni sui fornitori svizzeri del colosso dell’aviazione. La Segreteria di Stato dell’economia seguirà da vicino l’evolversi della situazione e informerà il Consiglio federale. I colloqui che ho avuto nelle ultime settimane con i rappresentanti delle aziende e dei sindacati mi spingono ad essere ottimista: il partenariato sociale funziona e tutti sono consapevoli delle proprie responsabilità.


Nel complesso il sistema svizzero, basato sul pragmatismo, l’uso parsimonioso delle risorse e la responsabilità individuale sembra aver funzionato, anche se ci aspettano mesi difficili. Troveremo le soluzioni tramite il dibattito pubblico e le applicheremo con il nostro tradizionale senso del compromesso. Dobbiamo proseguire su questa strada e rafforzare la collaborazione sia all’interno del Paese sia con i partner stranieri, evitando di compiere mosse azzardate dettate dall’emozione del momento.

Oltre a rappresentare un ritorno alla normalità, l’incontro che ho avuto lunedì scorso con il ministro tedesco dell’economia e dell’energia Peter Altmaier ha confermato che molti Paesi hanno gli stessi problemi e che possiamo superarli soltanto con il buon senso e l’intelligenza. Manteniamo quindi il nostro spirito costruttivo.

Mi auguro che nonostante il periodo difficile che stiamo vivendo abbiate la possibilità di godervi un po’ di vacanze (possibilmente nella nostra bella Svizzera) e che dopo la pausa estiva tornerete al lavoro pronti ad affrontare le sfide che ci attendono. Non dimenticate di rispettare le regole di base: mantenete le distanze, lavatevi regolarmente le mani e indossate la mascherina sui mezzi pubblici e nelle situazioni dove l’affollamento non consente di mantenere le distanze. Vi auguro una buona estate!


Guy Parmelin, consigliere federale

 


2 giugno 2020


L’autarchia non è un paradiso bucolico

L’autarchia non è un paradiso bucolico

Mentre il Paese sta tornando progressivamente alla normalità, le ultime statistiche dell’Amministrazione federale delle dogane (link) per il mese di aprile sono motivo di grande preoccupazione. Le nostre esportazioni nel settore dei gioielli, degli articoli di oreficeria e dell’orologeria sono diminuite di oltre il 70 %. Nel settore dei prodotti chimico-farmaceutici sono regredite del 4,8 % e in quello delle macchine e dell’elettronica del 4,5 %.

Gli strumenti di precisione e i metalli hanno accusato un calo, rispettivamente, del 18,2 % e del 13,1 %. In totale le esportazioni svizzere sono diminuite di oltre il 10 % in meno di un mese, con una perdita di 2,2 miliardi di franchi rispetto al mese precedente. Il brusco arresto provocato dalla pandemia del coronavirus è impressionante: le nostre esportazioni in Francia e in Italia sono precipitate al livello più basso degli ultimi vent’anni, mentre le importazioni sono ripiombate al livello del 2005.

Per la nostra economia, che deve alle esportazioni gran parte della sua prosperità, la situazione è drammatica. Confesso che in queste notizie c’è di che togliere il sonno a qualsiasi ministro dell’economia che abbia un minimo senso di responsabilità.

Il panico, tuttavia, è un cattivo consigliere. La graduale cessazione delle restrizioni e la ripresa più ampia e rapida possibile delle attività economiche, nel rispetto delle misure e delle precauzioni di igiene fondamentali, è in questa fase la nostra carta migliore. Il Consiglio federale ha anche deciso di anticipare alcuni progetti d’investimento per sostenere l’economia del Paese.

In futuro, per assorbire meglio colpi imprevedibili come quello che abbiamo appena subìto, dovremo anche pensare a come rendere più resistente la nostra economia. Il settore finanziario ha imparato la lezione della crisi del 2008 e così è stato in grado di mobilitare rapidamente e senza esitazioni la liquidità necessaria per supportare le misure di credito del Consiglio federale a favore delle nostre imprese, scosse dalla crisi COVID-19.

Ma attenzione: rendere più robusta la nostra economia non significa barricare il Paese. Chi incoraggia il rimpatrio della produzione in nome delle carenze dell’approvvigionamento osservate all’inizio della crisi sbaglia il bersaglio. L’autarchia non è il paradiso bucolico vagheggiato da alcuni. In un Paese avanzato come il nostro non ha senso fabbricare beni a basso valore aggiunto.

Al contrario: dobbiamo rafforzare la collaborazione con i nostri partner per rendere le catene del valore mondiali il più possibile immuni da riflessi nazionalisti e, allo stesso tempo, sviluppare ulteriormente la rete di accordi di libero scambio cercando nuovi partner con cui condividere vantaggi reciproci. In questo modo diversificheremo la base di approvvigionamento e aumenteremo le possibilità di trovare acquirenti per i nostri prodotti industriali ad alto valore aggiunto. La nostra prosperità dipende da questo approccio aperto e ragionevole.

Guy Parmelin, consigliere federale


15 maggio 2020


Ripartiamo preparando le nostre vacanze in Svizzera

Dopo settimane di confinamento, la Svizzera guarda ancora piuttosto incredula alla ripresa di attività che appartengono di per sé alla vita normale. Le strade restano semi-vuote; i mezzi di trasporto, i negozi e gli edifici pubblici sono tutt’altro che affollati. Molti continuano a lavorare da casa e quindi niente pausa al bar per loro.

Da un lato, non si può che lodare la prudenza proverbiale dei nostri concittadini: la loro priorità è sicuramente evitare una seconda ondata di contagi nel nostro Paese e non c’è dubbio che occorra fare il possibile per non dover ricominciare daccapo.

Dall’altro, però, i commercianti, ristoratori e imprenditori si preoccupano per il proprio futuro. Molti di loro stanno riavviando l’attività a loro scapito e stanno esaurendo il diritto alle indennità di perdita di guadagno.

Capisco i loro timori, soprattutto visti gli sforzi che hanno fatto per predisporre i propri locali, ristoranti o negozi in modo tale che il personale possa lavorare in piena sicurezza e i clienti non siano esposti a rischi eccessivi.

La prudenza resta d’obbligo, ma dobbiamo anche riacquistare fiducia. Il Consiglio federale ha sempre puntato a contenere l’ondata di contagi per evitare un carico eccessivo sul sistema sanitario e, in questo senso, ha raggiunto il suo obiettivo.

Ma non possiamo aspettare che il virus scompaia del tutto, dobbiamo imparare a conviverci e, soprattutto, dobbiamo ricominciare a vivere, a frequentare i negozi, i ristoranti, a riattivare i nostri contatti sociali, le nostre attività economiche, certo sempre nel rispetto delle regole d’igiene e di distanziamento sociale. Non sarà una soluzione sempre soddisfacente, ma il futuro del Paese dipende dalla nostra capacità di adattarci a questa nuova situazione.

Dobbiamo preparare il domani, iniziando per esempio a pianificare le vacanze. Le possibilità restano limitate, è vero, e le frontiere si riaprono solo in parte, ma è l’occasione buona per riscoprire la Svizzera e farla scoprire ai giovani e ai bambini. Potremo così ristabilire il legame con il nostro Paese, con le sue bellezze naturali, la ricchezza della sua storia e la sua infinita capacità di adattarsi a tutte le vicissitudini dell’esistenza.

Avventurandoci per una volta sulla riviera vodese invece che sulle coste mediterranee, a Basilea e a Ginevra invece che a Berlino o Parigi, sulle Alpi invece che sulle Montagne rocciose, contribuiremo a far sì che i nostri imprenditori, albergatori e ristoratori si risollevino e riacquistino fiducia nel futuro. Ne hanno bisogno, il Paese ne ha bisogno, noi tutti ne abbiamo bisogno.

Guy Parmelin, consigliere federale


7 maggio 2020


Fine del confinamento: ripartiamo con fiducia

La crisi impone i suoi ritmi. Ecco perché dal 10 marzo ho messo tra parentesi il mio «Filo diretto». È invece proprio nei momenti difficili che il governo deve dar conto delle sue decisioni nel modo più dettagliato possibile. Il Consiglio federale lo ha fatto in occasione della maratona di conferenze stampa durante le quali ha risposto alle domande dei giornalisti. Tuttavia, vorrei riprendere la mia abitudine di rivolgermi direttamente a voi di tanto in tanto.

In una situazione d’emergenza, non perdere il controllo del proprio tempo è fondamentale. Bisogna cercare di non isolarsi, di parlare con gli altri per comprendere la loro situazione, i loro bisogni e le loro paure ma anche le loro speranze. Io ho avuto l’occasione di farlo nelle ultime settimane grazie alle mie visite all’ufficio dell’assicurazione contro la disoccupazione di Berna, a un cantiere a Ostermundigen, a un centro di giardinaggio, a un’azienda del settore delle biotecnologie, a un albergo e a un’azienda agricola attualmente impegnata nella raccolta degli asparagi. In questo modo mi sono potuto rendere conto almeno in parte della diversità delle sfide che le nostre aziende e i loro dipendenti sono chiamati ad affrontare.

Gli incontri che ho avuto con i partner sociali, i rappresentanti dei vari settori e con numerosi politici attivi a livello cantonale e federale, mi hanno permesso di ottenere un quadro più completo. Le numerosissime lettere e le e-mail che ho ricevuto mi hanno inoltre aiutato a capire come i miei concittadini vivono la crisi e quale opinione hanno del lavoro svolto dal Consiglio federale. Ho letto storie toccanti, a tratti commoventi e in più di un caso molto incoraggianti. È di questa positività che avremo bisogno.

Non facciamoci illusioni. La nostra economia sta per subire uno shock. Sono fermamente convinto che molti settori e ambiti professionali sapranno recuperare rapidamente il terreno perduto e che riusciranno a compensare in parte anche le perdite subite. In alcuni casi, tuttavia, ciò che è perso è perso per sempre. I pernottamenti annullati, i voli soppressi e gli eventi cancellati non torneranno. I settori della ristorazione, del turismo e dell’intrattenimento sono senza dubbio tra i più colpiti da questa emergenza e la ripresa potrebbe essere meno rapida che in altri casi. La ripresa economica globale è un punto di domanda che grava sulle aziende esportatrici del nostro Paese. La consulenza personalizzata e il fitness, settori caratterizzati da modelli di business spesso fragili, saranno costretti a reinventarsi.

La paura, tuttavia, è cattiva consigliera. Dobbiamo andare avanti. Il Paese sta muovendo i primi passi verso la fine del confinamento. C’è bisogno di prudenza e di attenzione. Non dobbiamo abbassare la guardia troppo in fretta. Il fatto di poter riprendere alcune attività professionali ed economiche è comunque un modo per riconquistare fiducia e continuare a costruire il futuro del Paese. Grazie a tutti coloro che si stanno impegnando con determinazione e senso pratico. Uniti, ce la faremo.

Guy Parmelin, consigliere federale


10 marzo 2020


Coronavirus: aiuti mirati grazie al lavoro ridotto

L’epidemia di coronavirus sta avendo ripercussioni dirette su tutta l’economia del nostro Paese. Particolarmente colpiti i settori del turismo, della cultura e degli eventi. L’industria dell’export e il trasporto aereo sono sensibili al rallentamento degli scambi commerciali internazionali.

C’è chi esige dalla Confederazione un sostegno per i settori più esposti. Giovedì scorso, durante l’incontro con i partner sociali, i rappresentanti di questi settori e i Cantoni mi hanno dimostrato con chiarezza che, nelle circostanze attuali, avviare un programma congiunturale sarebbe inopportuno: le singole situazioni sono troppo differenti per far sì che aiuti generalizzati possano produrre gli effetti auspicati.

Ciò non significa, tuttavia, che la Confederazione se ne stia con le mani in mano davanti alle grandi difficoltà che stanno emergendo in certi ambienti. Abbiamo rapidamente concesso la possibilità di chiedere le indennità di lavoro ridotto e, stando alle prime cifre comunicate dai Cantoni alla SECO, alla fine della settimana scorsa 93 aziende hanno presentato domanda per circa 3000 posti. Ma si tratta di dati ancora incompleti. Ci stiamo adoperando per ridurre le lungaggini burocratiche e facilitare risposte tempestive. Attualmente il lavoro ridotto è il miglior strumento di cui disponiamo per erogare un aiuto mirato alle imprese che ne hanno bisogno e preservare i posti di lavoro.

Per alcune professioni particolarmente vulnerabili, come quelle di musicisti, attori e artisti, per i periodi di occupazione in cui sussiste un contratto di lavoro vengono raddoppiati i periodi di contribuzione all’assicurazione contro la disoccupazione. Altre misure sono allo studio, nessun settore sarà escluso.

Sono convinto che l’economia svizzera e la Confederazione dispongano delle risorse e della resilienza necessarie per superare questo periodo difficile. Questa crisi, per le sue proporzioni e le conseguenze che comporta, richiederà importanti sacrifici per poterci adattare. È nostro dovere dare risposte adeguate e migliorarci. È questa, la sfida principale.

Guy Parmelin, consigliere federale


26 febbraio 2020


Investire in ricerca e formazione per mantenere l’eccellenza dei nostri cervelli

A novembre 2019 ho consegnato il premio scientifico svizzero Marcel Benoist alla fisica britannica del Politecnico federale di Zurigo Nicola Spaldin per i suoi studi sui multiferroici. A dicembre ho assistito alla cerimonia dei premi Nobel, dove gli astrofisici svizzeri Michel Mayor e Didier Queloz sono stati premiati per la scoperta dei primi esopianeti.

Nello stesso mese veniva lanciato in orbita CHEOPS, il primo satellite costruito sotto la guida della Svizzera che permetterà di esplorare gli esopianeti scoperti dai due scienziati, insigniti del Nobel per la fisica. Per non parlare delle eccellenze nel campo della medicina, della biologia, dell’informatica e delle scienze umane.

Da quando sono a capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca non smetto di meravigliarmi delle grandi capacità del nostro Paese in ambito tecnico e scientifico. Forse si tratta di un luogo comune ma vale la pena ribadirlo: il successo del nostro Paese è dovuto unicamente all’eccellenza dei nostri cervelli.

Questa eccellenza deve essere preservata. Il Consiglio federale propone alle Camere di investire 28 miliardi di franchi in formazione, ricerca e innovazione nei prossimi 4 anni (2021-2024). Rispetto al periodo precedente vengono chiesti 2 miliardi in più, che permetteranno alla nostra economia di mantenere una posizione di punta nel campo della tecnologia e dell’innovazione.

Grazie alla sostenibilità della nostra formazione, in particolare di quella professionale, e al fatto che il 95% dei nostri ragazzi ottiene un titolo del livello secondario II, i soldi investiti garantiscono alla maggior parte degli abitanti del nostro Paese la possibilità di trovare lavoro in un’economia agile e competitiva.

Formazione, ricerca e innovazione sono alla base del successo economico della Svizzera.
In collaborazione con i Cantoni e gli altri partner, la Confederazione si impegna a proseguire su questa strada.

Guy Parmelin, consigliere federale


19 febbraio 2020


La Svizzera investe nel futuro del pianeta

Il Consiglio federale propone al Parlamento di aumentare la partecipazione svizzera alle istituzioni finanziarie della cooperazione e dello sviluppo. La Svizzera stanzierà complessivamente 297 milioni di franchi nel Gruppo della banca mondiale e nella Banca africana di sviluppo.

Lo ritengo un investimento oculato, sia dal punto di vista economico che ambientale. L’impatto del cambiamento climatico è reale, sotto gli occhi di tutti. I Paesi in sviluppo sono particolarmente esposti a queste conseguenze. Soprattutto sul continente africano, spesso non dispongono delle risorse necessarie per adottare politiche che limitino le cause del cambiamento climatico e rispondano ai suoi contraccolpi.

I loro sistemi economici e agricoli, più fragili, sono anche più minacciati. Il loro eventuale degrado rischia di aumentare la pressione migratoria, che si ripercuoterebbe inevitabilmente sul nostro continente e dunque sulla Svizzera.

Per evitare tutti questi effetti negativi, la Svizzera sostiene l’impegno concertato di tutti i Paesi membri del Gruppo della Banca mondiale e della Banca africana di sviluppo che, prefiggendosi come obiettivo principale la lotta alla povertà e al cambiamento climatico, hanno infatti concordato un aumento rispettivamente di 13 miliardi e 7 miliardi di dollari.

Con il suo contributo la Svizzera manifesta non soltanto la propria solidarietà con i futuri beneficiari dei crediti, ma anche con la comunità degli investitori. Questo rafforza la posizione del nostro Paese in quanto partner affidabile nel sistema internazionale.

C’è chi vorrebbe subordinare il contributo svizzero a esigenze precise, ma non è possibile secondo le regole in vigore perché queste istituzioni finanziarie sono libere di decidere nel quadro del loro mandato. In quanto governatore della Banca mondiale e delle altre istituzioni del gruppo, io mi impegno però personalmente affinché gli interessi della Svizzera siano presi in considerazione.

I nostri rappresentanti presso la Banca africana di sviluppo faranno altrettanto. In conclusione, gli investimenti svizzeri in queste istituzioni serviranno gli interessi del nostro Paese e quelli di tutto il pianeta.

Guy Parmelin, consigliere federale


13 febbraio 2020


La PA22+ per un’agricoltura rispettosa dell’ambiente

Ogni quattro anni il Consiglio federale ridisegna la politica agricola della Svizzera. La Politica agricola a partire dal 2022, che coprirà il periodo 2022-2025, è orientata alla sostenibilità. Negli ultimi anni la popolazione svizzera ha lanciato messaggi chiari: agricoltura rispettosa dell’ambiente e prodotti alimentari sicuri, fino alla riuscita di altre due iniziative, tese a diminuire l’utilizzo di pesticidi e a migliorare la protezione delle acque. I testi saranno sottoposti al giudizio del popolo.

Inoltre, una commissione del Consiglio degli Stati ha espresso la volontà di rendere più vincolante il piano d’azione del Consiglio federale contro l’utilizzo di pesticidi e ha recentemente posto in consultazione un testo a questo proposito. Il Consiglio federale ha deciso di sostenere l’orientamento generale. È una buona notizia.

Indipendentemente dai risultati delle iniziative già citate, la PA22+ contribuisce già a risolvere alcuni problemi promuovendo le buone pratiche. L’obiettivo costituzionale che persegue è molto chiaro. Come previsto dall’articolo 104 della Costituzione, essa concorre infatti a «salvaguardare le basi vitali naturali e il paesaggio rurale» e «promuove mediante incentivi economicamente redditizi (...) le forme di produzione particolarmente in sintonia con la natura e rispettose dell’ambiente e degli animali» proteggendo inoltre «l’ambiente dai danni dovuti all’utilizzazione eccessiva di fertilizzanti, prodotti chimici e altre sostanze ausiliarie».

Probabilmente in molti penseranno che non è abbastanza. I nostri agricoltori però dovranno compiere uno sforzo notevole per poter beneficiare degli aiuti previsti dalla PA22+. Da parte mia, sono convinto che il loro impegno produrrà effetti misurabili a medio e lungo termine grazie ai quali sarà possibile rispondere ai dubbi della popolazione svizzera e preservare la sicurezza dell’approvvigionamento del nostro Paese, altra missione assegnataci dalla nostra Costituzione. In definitiva, saranno i consumatori a determinare il risultato acquistando – o non acquistando – i prodotti sostenibili dei nostri agricoltori.

Guy Parmelin, consigliere federale


5 febbraio 2020


Alloggi: per una soluzione semplice e rapida

La campagna sull’iniziativa popolare «Più abitazioni a prezzi accessibili», sulla quale voteremo il 9 febbraio prossimo, è stata breve. In realtà, per me si è limitata ai dibattiti televisivi di Infrarouge (RTS) e Arena (SFR), ma non per questo è stata meno intensa.

Durante i dibattiti i fautori dell’iniziativa non hanno mollato. Concordiamo senz’altro su un punto: in numerosi centri urbani mancano alloggi a prezzi accessibili per le famiglie a reddito modesto. L’iniziativa, tuttavia, non risolve il problema, è contraria al nostro federalismo, perturba certi meccanismi del mercato e impedisce una soluzione semplice, più efficace e più mirata.

Con la proposta della quota del 10% di abitazioni di utilità pubblica su tutto il territorio, gli iniziativisti non tengono conto delle vere esigenze dei Comuni e delle città. Ciò provocherà la costruzione di abitazioni di utilità pubblica anche laddove non ve ne sarebbe la necessità, senza peraltro migliorare la situazione nei grandi centri urbani.

Inoltre, il diritto di prelazione comunale e cantonale previsto dall’iniziativa scoraggerà gli investimenti privati: che interesse avrebbe infatti un investitore a sviluppare un progetto per un terreno edificabile, con il rischio di farselo soffiare in virtù di un diritto di prelazione pubblico?

Infine, se l’iniziativa dovesse essere accolta, la sua attuazione comporterebbe importanti lavori legislativi che richiederanno tempo e probabilmente altrettanti oneri amministrativi.

Invece, la soluzione proposta dal Parlamento è più semplice e più rapida: versare, nell’arco di 10 anni, 250 milioni di franchi in più nel «fondo di rotazione» per concedere mutui a tassi d’interesse preferenziali per la costruzione e la ristrutturazione di abitazioni di utilità pubblica.

Ciò permetterà di generare rapidamente nuove offerte mirate sul mercato immobiliare grazie a meccanismi collaudati. Per tutti questi motivi, la maggioranza del Parlamento, il Consiglio federale e io stesso, in quanto ministro degli alloggi, raccomandiamo di votare no all’iniziativa.

Guy Parmelin, consigliere federale


31 gennaio 2020


Sì al dibattito, ma con cognizione di causa

Perché un blog? Semplice: perché ogni tanto vorrei presentarvi il mio operato in qualità di membro del Consiglio federale e capo del DEFR. Rivesto un ruolo che mi fa portare tanti cappelli che, in altri Paesi, appartengono ad altrettanti ministri: sono ministro dell’economia, della formazione e della ricerca, come dice il nome completo del mio dipartimento.

Ma mi competono anche l’agricoltura, il lavoro, gli alloggi, il commercio estero, l’innovazione: nella maggior parte dei governi mondiali ognuna di queste responsabilità compete a un solo ministro. Per il tramite dell’Ufficio federale per l’approvvigionamento economico del Paese devo inoltre sincerarmi che la Svizzera possa funzionare anche quando incombe una minaccia sulla nostra popolazione o economia.

E sono anche responsabile del servizio civile, attraverso il CIVI. Infine, sovrintendo a una parte dei nostri doveri sociali perché la SECO svolge alcuni compiti legati all’assicurazione contro la disoccupazione. Insomma, il lavoro non manca e avrò certamente il piacere di esporvi in questo blog le mie opinioni sui dossier che mi competono. Così potrete farvi un’idea più precisa dei lavori in corso al DEFR.

Ma vorrei anche condividere qui, di tanto in tanto, un’idea, una riflessione, con l’auspicio che possiate capire meglio l’intento che mi guida. La politica è sempre sinonimo di alta acrobazia e so bene che rivolgermi a ciascuno di voi in questo modo è rischioso, ma sono convinto che parlandovi direttamente, senza intermediari, molti di voi capiranno meglio le mie intenzioni.

E le mie scelte, anche se non le condividete tutte, diventeranno più chiare. Potremo così discutere con cognizione di causa e portare avanti il nostro Paese. È questa, la mia principale motivazione.

Guy Parmelin, consigliere federale

Ultima modifica 28.08.2020

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