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10 marzo 2020


Coronavirus: aiuti mirati grazie al lavoro ridotto

L’epidemia di coronavirus sta avendo ripercussioni dirette su tutta l’economia del nostro Paese. Particolarmente colpiti i settori del turismo, della cultura e degli eventi. L’industria dell’export e il trasporto aereo sono sensibili al rallentamento degli scambi commerciali internazionali.

C’è chi esige dalla Confederazione un sostegno per i settori più esposti. Giovedì scorso, durante l’incontro con i partner sociali, i rappresentanti di questi settori e i Cantoni mi hanno dimostrato con chiarezza che, nelle circostanze attuali, avviare un programma congiunturale sarebbe inopportuno: le singole situazioni sono troppo differenti per far sì che aiuti generalizzati possano produrre gli effetti auspicati.

Ciò non significa, tuttavia, che la Confederazione se ne stia con le mani in mano davanti alle grandi difficoltà che stanno emergendo in certi ambienti. Abbiamo rapidamente concesso la possibilità di chiedere le indennità di lavoro ridotto e, stando alle prime cifre comunicate dai Cantoni alla SECO, alla fine della settimana scorsa 93 aziende hanno presentato domanda per circa 3000 posti. Ma si tratta di dati ancora incompleti. Ci stiamo adoperando per ridurre le lungaggini burocratiche e facilitare risposte tempestive. Attualmente il lavoro ridotto è il miglior strumento di cui disponiamo per erogare un aiuto mirato alle imprese che ne hanno bisogno e preservare i posti di lavoro.

Per alcune professioni particolarmente vulnerabili, come quelle di musicisti, attori e artisti, per i periodi di occupazione in cui sussiste un contratto di lavoro vengono raddoppiati i periodi di contribuzione all’assicurazione contro la disoccupazione. Altre misure sono allo studio, nessun settore sarà escluso.

Sono convinto che l’economia svizzera e la Confederazione dispongano delle risorse e della resilienza necessarie per superare questo periodo difficile. Questa crisi, per le sue proporzioni e le conseguenze che comporta, richiederà importanti sacrifici per poterci adattare. È nostro dovere dare risposte adeguate e migliorarci. È questa, la sfida principale.

Guy Parmelin, consigliere federale


26. febbraio 2020


Investire in ricerca e formazione per mantenere l’eccellenza dei nostri cervelli

A novembre 2019 ho consegnato il premio scientifico svizzero Marcel Benoist alla fisica britannica del Politecnico federale di Zurigo Nicola Spaldin per i suoi studi sui multiferroici. A dicembre ho assistito alla cerimonia dei premi Nobel, dove gli astrofisici svizzeri Michel Mayor e Didier Queloz sono stati premiati per la scoperta dei primi esopianeti.

Nello stesso mese veniva lanciato in orbita CHEOPS, il primo satellite costruito sotto la guida della Svizzera che permetterà di esplorare gli esopianeti scoperti dai due scienziati, insigniti del Nobel per la fisica. Per non parlare delle eccellenze nel campo della medicina, della biologia, dell’informatica e delle scienze umane.

Da quando sono a capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca non smetto di meravigliarmi delle grandi capacità del nostro Paese in ambito tecnico e scientifico. Forse si tratta di un luogo comune ma vale la pena ribadirlo: il successo del nostro Paese è dovuto unicamente all’eccellenza dei nostri cervelli.

Questa eccellenza deve essere preservata. Il Consiglio federale propone alle Camere di investire 28 miliardi di franchi in formazione, ricerca e innovazione nei prossimi 4 anni (2021-2024). Rispetto al periodo precedente vengono chiesti 2 miliardi in più, che permetteranno alla nostra economia di mantenere una posizione di punta nel campo della tecnologia e dell’innovazione.

Grazie alla sostenibilità della nostra formazione, in particolare di quella professionale, e al fatto che il 95% dei nostri ragazzi ottiene un titolo del livello secondario II, i soldi investiti garantiscono alla maggior parte degli abitanti del nostro Paese la possibilità di trovare lavoro in un’economia agile e competitiva.

Formazione, ricerca e innovazione sono alla base del successo economico della Svizzera.
In collaborazione con i Cantoni e gli altri partner, la Confederazione si impegna a proseguire su questa strada.

Guy Parmelin, consigliere federale


19 febbraio 2020


La Svizzera investe nel futuro del pianeta

Il Consiglio federale propone al Parlamento di aumentare la partecipazione svizzera alle istituzioni finanziarie della cooperazione e dello sviluppo. La Svizzera stanzierà complessivamente 297 milioni di franchi nel Gruppo della banca mondiale e nella Banca africana di sviluppo.

Lo ritengo un investimento oculato, sia dal punto di vista economico che ambientale. L’impatto del cambiamento climatico è reale, sotto gli occhi di tutti. I Paesi in sviluppo sono particolarmente esposti a queste conseguenze. Soprattutto sul continente africano, spesso non dispongono delle risorse necessarie per adottare politiche che limitino le cause del cambiamento climatico e rispondano ai suoi contraccolpi.

I loro sistemi economici e agricoli, più fragili, sono anche più minacciati. Il loro eventuale degrado rischia di aumentare la pressione migratoria, che si ripercuoterebbe inevitabilmente sul nostro continente e dunque sulla Svizzera.

Per evitare tutti questi effetti negativi, la Svizzera sostiene l’impegno concertato di tutti i Paesi membri del Gruppo della Banca mondiale e della Banca africana di sviluppo che, prefiggendosi come obiettivo principale la lotta alla povertà e al cambiamento climatico, hanno infatti concordato un aumento rispettivamente di 13 miliardi e 7 miliardi di dollari.

Con il suo contributo la Svizzera manifesta non soltanto la propria solidarietà con i futuri beneficiari dei crediti, ma anche con la comunità degli investitori. Questo rafforza la posizione del nostro Paese in quanto partner affidabile nel sistema internazionale.

C’è chi vorrebbe subordinare il contributo svizzero a esigenze precise, ma non è possibile secondo le regole in vigore perché queste istituzioni finanziarie sono libere di decidere nel quadro del loro mandato. In quanto governatore della Banca mondiale e delle altre istituzioni del gruppo, io mi impegno però personalmente affinché gli interessi della Svizzera siano presi in considerazione.

I nostri rappresentanti presso la Banca africana di sviluppo faranno altrettanto. In conclusione, gli investimenti svizzeri in queste istituzioni serviranno gli interessi del nostro Paese e quelli di tutto il pianeta.

Guy Parmelin, consigliere federale


13 febbraio 2020


La PA22+ per un’agricoltura rispettosa dell’ambiente

Ogni quattro anni il Consiglio federale ridisegna la politica agricola della Svizzera. La Politica agricola a partire dal 2022, che coprirà il periodo 2022-2025, è orientata alla sostenibilità. Negli ultimi anni la popolazione svizzera ha lanciato messaggi chiari: agricoltura rispettosa dell’ambiente e prodotti alimentari sicuri, fino alla riuscita di altre due iniziative, tese a diminuire l’utilizzo di pesticidi e a migliorare la protezione delle acque. I testi saranno sottoposti al giudizio del popolo.

Inoltre, una commissione del Consiglio degli Stati ha espresso la volontà di rendere più vincolante il piano d’azione del Consiglio federale contro l’utilizzo di pesticidi e ha recentemente posto in consultazione un testo a questo proposito. Il Consiglio federale ha deciso di sostenere l’orientamento generale. È una buona notizia.

Indipendentemente dai risultati delle iniziative già citate, la PA22+ contribuisce già a risolvere alcuni problemi promuovendo le buone pratiche. L’obiettivo costituzionale che persegue è molto chiaro. Come previsto dall’articolo 104 della Costituzione, essa concorre infatti a «salvaguardare le basi vitali naturali e il paesaggio rurale» e «promuove mediante incentivi economicamente redditizi (...) le forme di produzione particolarmente in sintonia con la natura e rispettose dell’ambiente e degli animali» proteggendo inoltre «l’ambiente dai danni dovuti all’utilizzazione eccessiva di fertilizzanti, prodotti chimici e altre sostanze ausiliarie».

Probabilmente in molti penseranno che non è abbastanza. I nostri agricoltori però dovranno compiere uno sforzo notevole per poter beneficiare degli aiuti previsti dalla PA22+. Da parte mia, sono convinto che il loro impegno produrrà effetti misurabili a medio e lungo termine grazie ai quali sarà possibile rispondere ai dubbi della popolazione svizzera e preservare la sicurezza dell’approvvigionamento del nostro Paese, altra missione assegnataci dalla nostra Costituzione. In definitiva, saranno i consumatori a determinare il risultato acquistando – o non acquistando – i prodotti sostenibili dei nostri agricoltori.

Guy Parmelin, consigliere federale


5 febbraio 2020


Alloggi: per una soluzione semplice e rapida

La campagna sull’iniziativa popolare «Più abitazioni a prezzi accessibili», sulla quale voteremo il 9 febbraio prossimo, è stata breve. In realtà, per me si è limitata ai dibattiti televisivi di Infrarouge (RTS) e Arena (SFR), ma non per questo è stata meno intensa.

Durante i dibattiti i fautori dell’iniziativa non hanno mollato. Concordiamo senz’altro su un punto: in numerosi centri urbani mancano alloggi a prezzi accessibili per le famiglie a reddito modesto. L’iniziativa, tuttavia, non risolve il problema, è contraria al nostro federalismo, perturba certi meccanismi del mercato e impedisce una soluzione semplice, più efficace e più mirata.

Con la proposta della quota del 10% di abitazioni di utilità pubblica su tutto il territorio, gli iniziativisti non tengono conto delle vere esigenze dei Comuni e delle città. Ciò provocherà la costruzione di abitazioni di utilità pubblica anche laddove non ve ne sarebbe la necessità, senza peraltro migliorare la situazione nei grandi centri urbani.

Inoltre, il diritto di prelazione comunale e cantonale previsto dall’iniziativa scoraggerà gli investimenti privati: che interesse avrebbe infatti un investitore a sviluppare un progetto per un terreno edificabile, con il rischio di farselo soffiare in virtù di un diritto di prelazione pubblico?

Infine, se l’iniziativa dovesse essere accolta, la sua attuazione comporterebbe importanti lavori legislativi che richiederanno tempo e probabilmente altrettanti oneri amministrativi.

Invece, la soluzione proposta dal Parlamento è più semplice e più rapida: versare, nell’arco di 10 anni, 250 milioni di franchi in più nel «fondo di rotazione» per concedere mutui a tassi d’interesse preferenziali per la costruzione e la ristrutturazione di abitazioni di utilità pubblica.

Ciò permetterà di generare rapidamente nuove offerte mirate sul mercato immobiliare grazie a meccanismi collaudati. Per tutti questi motivi, la maggioranza del Parlamento, il Consiglio federale e io stesso, in quanto ministro degli alloggi, raccomandiamo di votare no all’iniziativa.

Guy Parmelin, consigliere federale


31 gennaio 2020


Sì al dibattito, ma con cognizione di causa

Perché un blog? Semplice: perché ogni tanto vorrei presentarvi il mio operato in qualità di membro del Consiglio federale e capo del DEFR. Rivesto un ruolo che mi fa portare tanti cappelli che, in altri Paesi, appartengono ad altrettanti ministri: sono ministro dell’economia, della formazione e della ricerca, come dice il nome completo del mio dipartimento.

Ma mi competono anche l’agricoltura, il lavoro, gli alloggi, il commercio estero, l’innovazione: nella maggior parte dei governi mondiali ognuna di queste responsabilità compete a un solo ministro. Per il tramite dell’Ufficio federale per l’approvvigionamento economico del Paese devo inoltre sincerarmi che la Svizzera possa funzionare anche quando incombe una minaccia sulla nostra popolazione o economia.

E sono anche responsabile del servizio civile, attraverso il CIVI. Infine, sovrintendo a una parte dei nostri doveri sociali perché la SECO svolge alcuni compiti legati all’assicurazione contro la disoccupazione. Insomma, il lavoro non manca e avrò certamente il piacere di esporvi in questo blog le mie opinioni sui dossier che mi competono. Così potrete farvi un’idea più precisa dei lavori in corso al DEFR.

Ma vorrei anche condividere qui, di tanto in tanto, un’idea, una riflessione, con l’auspicio che possiate capire meglio l’intento che mi guida. La politica è sempre sinonimo di alta acrobazia e so bene che rivolgermi a ciascuno di voi in questo modo è rischioso, ma sono convinto che parlandovi direttamente, senza intermediari, molti di voi capiranno meglio le mie intenzioni.

E le mie scelte, anche se non le condividete tutte, diventeranno più chiare. Potremo così discutere con cognizione di causa e portare avanti il nostro Paese. È questa, la mia principale motivazione.

Guy Parmelin, consigliere federale

Ultima modifica 12.03.2020

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