Previsioni: l’economia svizzera durante la crisi del coronavirus

Berna, 16.06.2020 - Previsioni congiunturali del gruppo di esperti della Confederazione – giugno 2020. - Il gruppo di esperti conferma sostanzialmente le previsioni fatte finora e si attende per il 2020 il più forte calo del PIL da alcuni decenni a questa parte. Il punto più basso dovrebbe essere raggiunto nel 2° trimestre. Se non ci saranno altre ondate pandemiche accompagnate da forti misure di contenimento, l’economia dovrebbe riprendersi a partire dalla seconda metà dell’anno.

Per il 2020 il gruppo di esperti prevede un calo del PIL del −6,2 % al netto degli eventi sportivi (previsioni di aprile 2020: −6,7 %) e un tasso di disoccupazione medio annuo del 3,8 %: si tratterebbe del più grave crollo economico dal 1975.

I provvedimenti di politica sanitaria adottati a metà marzo per contenere la diffusione del coronavirus hanno costretto molte aziende a limitare o sospendere le loro attività commerciali. Di conseguenza il PIL ha subìto un forte calo già nel 1° trimestre del 2020. Per il 2°trimestre, durante il quale le attività economiche sono state condizionate dai provvedimenti per un periodo più lungo, il gruppo di esperti prevede un crollo delle attività economiche ancora più grave. Tuttavia, data la rapida diminuzione dei casi di COVID-19, alla fine di aprile è stato possibile allentare i provvedimenti di politica sanitaria più velocemente rispetto alle ultime previsioni, migliorando così le aspettative a breve termine rispetto a quelle di aprile.

Per quanto riguarda il resto dell’anno, come nell’ultima previsione il gruppo di esperti punta su effetti di recupero limitati. Nelle economie domestiche si registrano perdite di reddito dovute al maggior numero di persone in lavoro ridotto o disoccupate nonché un calo dell’occupazione. Inoltre, la grande incertezza sul piano economico e i provvedimenti adottati per evitare i contagi da coronavirus limitano ulteriormente i consumi privati.

Parallelamente, gli sviluppi economici internazionali stanno influendo in maniera negativa sui comparti del commercio estero svizzero più sensibili alle variazioni congiunturali.

Nella primavera 2020 l’economia mondiale è entrata in recessione. Finora alcune potenze economiche non sono riuscite a tenere sotto controllo la pandemia. Inoltre, le perdite dovute alle misure di contrasto del virus sono state talmente ingenti da frenare la ripresa congiunturale. Pertanto, secondo il gruppo di esperti la ripresa delle attività economiche internazionali sarà stentata. Per alcuni importanti partner commerciali, in particolare i grandi Paesi dell’Europa del sud, le conseguenze della crisi legata al coronavirus potrebbero durare ancora a lungo.

Inoltre, a causa del sotto-sfruttamento delle capacità produttive, del peggioramento della situazione finanziaria delle aziende e della grande incertezza, per tutto il 2020 si prevede una forte contrazione degli investimenti in beni di equipaggiamento.

Nel 2021 l’economia svizzera dovrebbe continuare sulla scia di una moderata ripresa: il gruppo di esperti prevede un aumento del PIL del 4,9 % (previsione di aprile: 5,2 %). Ciò sarà possibile a patto che non sia necessario un ulteriore inasprimento dei provvedimenti di politica sanitaria, che gli effetti economici di secondo impatto come licenziamenti e fallimenti aziendali siano limitati e che la domanda estera si normalizzi. In uno scenario del genere, a livello nazionale le spese per i consumi e gli investimenti dovrebbero progressivamente aumentare. Per quanto riguarda il mercato del lavoro la situazione migliorerà, ma lentamente: nel 2021 la disoccupazione potrebbe arrivare al 4,1 % in media annua, mentre l’aumento dell’occupazione sarà piuttosto contenuto.

Rischi congiunturali
L’andamento della congiuntura è strettamente legato a quello della pandemia. Pertanto le previsioni sono caratterizzate da un grado straordinariamente alto di incertezza.

Da un lato la ripresa economica potrebbe essere più rapida del previsto, per esempio se le misure venissero allentate più rapidamente, se i consumatori in Svizzera fossero meno titubanti a causa del coronavirus o se la ripresa all’estero dovesse essere più positiva del previsto.

Dall’altro, la pandemia potrebbe riaccendersi sia in Svizzera sia presso i nostri principali partner commerciali provocando un’ulteriore stretta delle misure di contenimento del virus.

In uno scenario del genere la ripresa sarebbe più lenta e sarebbero più probabili effetti di secondo impatto tali da provocare grandi ondate di licenziamenti o di fallimenti, con massicce ripercussioni su tutto l’orizzonte previsionale.

La necessità di varare misure di stabilizzazione fa aumentare rapidamente l’indebitamento di Stati e aziende, alimentando anche il rischio di perdite creditizie e insolvenze che potrebbero minacciare, in ultima analisi, la stabilità del sistema finanziario. È elevato anche il rischio di turbolenze sui mercati finanziari e di un ulteriore apprezzamento del franco.

Infine, il conflitto commerciale internazionale mette in pericolo la congiuntura a livello mondiale, mentre in Svizzera rimane il rischio di forti correttivi nel settore immobiliare.


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